Storia della Via Francigena

Pubblicato il
Lettura 3 min.

Nell’Alto Medioevo, attorno al VII secolo, l’Italia era divisa tra Longobardi e Bizantini. I primi, chiamati originariamente Winnili (da combattenti vittoriosi) ebebro ben presto l’esigenza di collegare i loro territori del nord con quelli del Meridione ed è per questo che iniziarono a pensare a un itinerario che valicasse l’Appennino sul Passo della Cisa allungandosi verso la costa lucchese e seguisse – evitando le aree dello Stivale soggette all’egemonia dell’Impero d’Oriente – verso prima la valle dell’Elsa, Siena, le valli d ‘Arbia e d’Orcia, ed entrasse poi in territorio laziale, immettendosi sull’antica Via Cassia fino a Roma. Questo percorso prese il nome di “Via di monte Bardone”, dall’antico nome del Passo della Cisa, Mons Langobardorum.

Quando la dominazione Longobarda lasciò il posto a quella dei Franchi, anche questa via cambiò nome e divenne Via Francigena, ovvero “strada originata dalla Francia”, nome quest’ultimo che oltre all’attuale territorio francese comprendeva la Valle del Reno e i Paesi Bassi. Fu allora che crebbe anche il traffico lungo la Via che si affermò come il principale asse di collegamento tra nord e sud dell’Europa, lungo il quale transitavano mercanti, eserciti, pellegrini.

Ma pensare oggi che l’attuale Via Francigena rispecchi per filo e per segno l’antica via calpestata da questi è da considerarsi un’utopia.
Questo perchè i selciati romani lasciarono gradualmente il posto a fasci di sentieri battuti dai viandanti che tendenzialmente spaziavano sul territorio per convergere poi nei luoghi dove nascevano ospitali per dare loro alloggio. Quindi pensare oggi ad una ricostruzione del “vero” tracciato di questo Cammino sarebbe oggi impossibile, poiché questo non è mai esistito. È invece plausibile immaginare un’itinerario – come in altre occasioni – che consenta di ritrovare i luoghi principali toccati da questi messaggeri di un tempo.

Con la consacrazione commerciale di questa Via, tra la fine del primo millennio e l’inizio del secondo, cresce il numero di pellegrinaggi. I luoghi santi della Cristianità erano Gerusalemme, Santiago di Compostela e Roma e la Via Francigena rappresentava lo snodo centrale di queste grandi vie di fede. C’è chi venendo dal nord raggiungeva il Vaticano per poi proseguire lungo l’Appia per raggiungere le coste pugliesi e imbarcarsi per la Terra Santa. Al contrario chi veniva dal Meridione seguiva tutta la direttrice raggiungendo Luni, dove s’imbarcavano verso i porti francesi; o puntavano al Passo del Moncenisio per immettersi sulla Via Tolosana, attraverso la quale raggiungevano poi la catena pirenaica. Il pellegrinaggio divenne presto un fenomeno di massa, esaltando il ruolo della Via Francigena che divenne un canale di comunicazione determinante per la realizzazione dell’unità culturale che caratterizzò l’Europa nel Medioevo.

Tra questi pellegrini vi fu in particolare l’illustre Sigerico – arcivescovo di Canterbury – che del suo viaggio stilo un diario attraverso il quale si è potuto ricostruire l’antico percorso che nel 990 d.C., dopo essere stato ordinato tale da papa Giovanni XV, fece per tornare a casa. Annotò su alcune pagine le mansioni in cui si fermò a pernottare. Quest’opera viene tuttora considerata la fonte itineraria più autorevole, a tal punto che spesso si parla di “Via Francigena secondo l’itinerario di Sigerico” per definire la versione più “filologica” del percorso.

Fu questo proliferare di pellegrini, commercianti ed imperatori che si muovevano lungo queste grandi vie da nord a sud dell’Europa, e viceversa, che consentì un eccezionale sviluppo urbano lungo il percorso. Vie perchè nel XIII secolo i traffici commerciali crebbero a tal punto che si svilupparono numerosi tracciati alternativi alla Via Francigena che, di conseguenza, perse la sua caratteristica di unicità e si frazionò in numerosi itinerari di collegamento tra il nord e la città eterna. Tutti questi percorsi vennero ben presto identificati come “Romei” (ecco perchè oggi esiste la Via Romea Germanica e la Via Romea Strata, oltre alla Via Francigena), per via della comune meta.

Fu infine la crescente importanza di Firenze e dei centri della Valle dell’Arno a far si la Via di monte Bardone divenne solamente una passaggio di interesse locale sulla direttrice Bologna-Firenze, sancendo definitivamente la fine dell’antico percorso.

Mappa del percorso Via Francigena
Scopri tutte le informazioni utili e i tracciati
Vai al Percorso