La mappatura della Via Francigena del nord in Lazio

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Cosi come per il documentario La nostra Via girato lungo la direttrice della Francigena proveniente dal Moncenisio per promuovere il turismo lento per tutti in Piemonte, gli amici M. Neri ed E. Achiardi, registi e fonici di professione, nel 2019 ci hanno contattato per un nuovo progetto. Se per il primo nostro cameo ci saremmo dovuti calare all’interno di una storia già scritta, qui l’idea era quella di seguire il pellegrino/mappatore lungo la pendice laziale della Via di Sigerico verso Roma: gli ultimi 145 km che conducevano alle spoglie di San Pietro.

Era il 19 agosto 2020 quando abbiamo chiuso gli zaini e ci siamo instradati verso Acquapendente. Il giorno successivo sarebbe iniziato il nostro cammino, la ricerca di una via universale che consentisse a tutti di vivere la magnifica esperienza di quell’antico Cammino, oggi Itinerario Culturale Europeo certificato dal Consiglio d’Europa, percorso ogni anno da decine di migliaia di pellegrini. Chi lo fa in parte in una qualsiasi regione, chi lo fa tutto da Canterbury – in Inghilterra nella contea di Kent, sul fiume Great Stour – a Santa Maria di Leuca – apice meridionale della nostra magnifica Puglia.

Ad aprirci le porte della città trovammo l’Amministrazione che ci mostro uno dei pochi, se non l’unico esemplare, plastici della Via Francigena custodito nel Museo della Città civico e diocesano e il Duomo con la sua cripta, e dove tutt’oggi vengono custoditi i Pugnaloni: stupendi mosaici di petali di fiori e foglie, sono il principale elemento folcloristico dell’antichissima festa della Madonna del Fiore che qui si celebra la terza domenica di maggio. Mentre, per facilitarci la ricerca del percorso più adatto nella Tuscia, a introdurci al nostro viaggio esperienziale la nostra guida: anche lui si chiama Pietro (per diversificarlo in futuro lo chiameremo Pietrone) e – oltre a presentarsi al nostro arrivo – ci avrebbe atteso nei punti più discutibili del percorso per comprendere se il nostro rilevatore avrebbe potuto proseguire in autonomia o se era necessario trovare una variante.

Lungo questi 10 giorni di viaggio la troupe non avrebbe fatto altro che riprendere ogni gesto, dato che di passi non possiamo parlare, ogni emozione e difficoltà che il percorso avrebbe donato. Oltre a Pietrone, fondamentale è stata la collaborazione del CAI di Viterbo che ha aiutato a trovare alcune varianti in un territorio a volte non semplice e che spesso e volentieri non lasciava alternative se non quella di percorrere la trafficata Via Cassia, molto differente dalla strada consolare di millenni fa.

Cosi abbiamo iniziato a percorrere la Via Francigena laziale nel nord seguendo il percorso a piedi o talvolta deviando per poi ritornarci, a volte incrociando altri pellegrini, a volte trovando riparo nelle accoglienze (una su tutti la Domus Peregrini di Immacolata e Franco), a volte sconfortandoci per aver trovato quel piccolo ostacolo che avrebbe però di fatto escluso chilometri di tracciato. Questo è stato un altro grande obiettivo del progetto: geo-referenziare quelle difficoltà di modo che – se risolte dalle Amministrazioni di competenza – tutti avrebbero potuto camminare sulla stessa Via Francigena.

Cosi, affrontando tappa per tappa, ostacolo dopo ostacolo, siamo arrivati a Roma a fine agosto 2020 con in mano un tracciato accessibile, le criticità del percorso a piedi e alcune ospitalità lungo l’itinerario che potevano accogliere qualsiasi pellegrino.

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