Come interagire con gli altri camminatori o viaggiatori?

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L’interazione tra i pellegrini può essere spesso difficile sia lungo il percorso che nelle strutture. Gioca contro la differenza dell’idioma, la timidezza o semplicemente il “non saper cosa dire”. Tutti aspetti secondari che dopo pochi giorni di viaggio vengono a mancare come le foglie di un albero durante la stagione autunnale. Il Cammino mette tutti a proprio agio e per spezzare il ghiaccio basta il semplice augurio/saluto tra pellegrini “buon Cammino”, il resto verrà da sé.

Il pellegrino con bisogni specifici è una persona come tutti e come tale va considerata. La sua condizione, motoria o sensoriale che sia, può in alcuni casi rendere necessario e gradito il nostro intervento. E’ bene evitare però di essere eccessivamente premurosi offrendo un aiuto laddove non è necessario o richiesto. In casi di emergenza, se vediamo una persona in difficoltà, bisogna ovviamente intervenire subito (esattamente come si farebbe con chiunque altro!). L’atteggiamento che consigliamo (con tutti, non solo con le persone con disabilità che sono in Cammino) è di essere aperti e accoglienti; di sorridere, di scambiare qualche parola, di cercare di creare una buona relazione. È chiaro che se si è indifferenti, se non si guarda in faccia nessuno, se non si sorride ai pellegrini che si incontrano, si crea attorno  un muro di non comunicazione. Se invece si entra in un cordiale rapporto, si può anche offrire una mano. E’ bene farlo discretamente, senza insistere, senza essere apprensivi, e non bisogna dare per scontato che quello che si vuole offrire sia necessariamente quello di cui l’altro ha bisogno.

Quando invece vicino si ha una persona non vedente, l’attenzione che si deve sviluppare per interagire con lui è maggiore: bisogna essere tranquilli nel parlare, misurati nei gesti, evitando di essere eccessivamente apprensivi o ansiosi, o di segnalare ogni supposto pericolo. Sarà la persona cieca a dire cosa si deve fare per aiutarla. Nel camminare si deve tenere un passo regolare, lineare, avvisando in anticipo eventuali irregolarità del percorso o deviazioni. Mai “tirarla” o “trascinarla” o “frenarla”, se non per emergenza. Quando è fondamentale catturare la sua attenzione, se non conosciamo il nome, bisogna sfiorare il suo braccio (o il gomito) perché comprenda che ci si sta rivolgendo a lui.

Altro discorso per le persone sorde: basta porsi di fronte così da permettere loro di guardare bene il nostro movimento labiale. Dopo di che basterà parlare in modo né veloce né lento, scandendo bene le parole, ripetendo se non si è stati capiti subito o magari cambiando qualche termine. Ascoltare con attenzione le loro parole senza farsi condizionare dai suoni e dagli accenti che magari  risultano inusuali.

Ad ogni modo se lungo la strada si incontrano viaggiatori con esigenze specifiche, legate ad una condizione di disabilità o altra necessità, il buon senso è la regola migliore.