Di quante persone abbiamo bisogno? Accessibilità, autonomia e partecipazione a Fa’ la cosa giusta! 2026
Dal 13 al 15 marzo 2026, a Milano Rho, torna Fa’ la cosa giusta!, la fiera nazionale del consumo critico e degli stili di vita sostenibili. Il filo conduttore di questa edizione è una domanda tanto semplice quanto potente: “Di quante persone abbiamo bisogno?”.
Una domanda che ci invita a riflettere non solo su numeri e presenze, ma soprattutto su chi può davvero partecipare alla vita sociale, culturale e civile del nostro Paese.
Quest’anno, più che in passato, il tema dell’accessibilità per tutti attraverserà incontri, dialoghi e proposte. Perché parlare di accessibilità significa parlare di comunità, di autonomia e di diritti. Ve ne parleremo più approfonditamente nel prossimo articolo.
Autonomia e bisogni: una questione che riguarda tutti
Le persone con bisogni di accessibilità, come chiunque altro, desiderano e hanno diritto all’autonomia. Questo non significa essere sempre indipendenti o non avere bisogno degli altri. Al contrario: tutti abbiamo bisogno degli altri, in modi e momenti diversi della nostra vita.
C’è chi ha bisogno di informazioni chiare, chi di tempi più lunghi, chi di spazi progettati con attenzione, chi di strumenti tecnologici, chi di supporto umano. L’accessibilità non elimina il bisogno di relazione: lo rende più libero, più consapevole e più rispettoso.
In questo senso, la domanda “di quante persone abbiamo bisogno?” ci aiuta a superare l’idea che esistano persone “forti” e persone “fragili”. Ci ricorda invece che la rete di relazioni è ciò che rende possibile l’autonomia di ciascuno.
Accessibilità non significa disabilità
Spesso si tende a sovrapporre accessibilità e disabilità. In realtà, l’accessibilità è un concetto molto più ampio. Riguarda la qualità degli ambienti, dei servizi, della comunicazione, delle esperienze.
Un luogo accessibile è più semplice da vivere per tutti: per chi si muove con passeggini, per le persone anziane, per chi non conosce bene la lingua, per chi attraversa un momento di difficoltà temporanea, per chi si trova in contesti nuovi.
Parlare di accessibilità significa quindi progettare pensando alla diversità umana come normalità, non come eccezione.
La condizione per la piena partecipazione
L’accessibilità è la condizione che rende possibile la partecipazione alla vita sociale. Senza accessibilità, la sostenibilità resta incompleta, la cittadinanza diventa selettiva e le opportunità non sono davvero condivise.
Non si tratta solo di eliminare barriere, ma di costruire contesti in cui ogni persona possa sentirsi accolta, competente, coinvolta. In cui le differenze non siano un ostacolo, ma una risorsa.
In questo senso, accessibilità e sostenibilità sono profondamente legate: entrambe parlano di futuro, di equità e di responsabilità collettiva.
Un impegno che Fa’ la cosa giusta! porta avanti da sempre
Fa’ la cosa giusta! ha sempre sostenuto il valore dell’accessibilità, promuovendo pratiche inclusive, attenzione agli spazi e momenti di confronto aperti.
Nell’edizione 2026, questo impegno sarà ancora più evidente: numerosi incontri affronteranno il tema da prospettive diverse, mettendo al centro esperienze, progetti e visioni che mostrano come l’accessibilità possa essere una leva di innovazione sociale e culturale.
Tra le voci che porteranno il proprio contributo ci sarò anche io, Pietro Scidurlo, autore di Terre di mezzo e Presidente dell’associazione, da anni impegnato nella diffusione di una cultura dell’accessibilità come diritto e come opportunità per tutti.
Una domanda aperta
“Di quante persone abbiamo bisogno?”
Abbiamo bisogno di tutte. Ma perché questo sia possibile, serve un impegno condiviso: progettare spazi, servizi e relazioni accessibili. Ascoltare bisogni diversi. Mettere al centro la partecipazione.
L’accessibilità non è un tema per pochi: è una responsabilità collettiva. Ed è, prima di tutto, un modo di guardare il mondo.
Vi aspettiamo a Fa’ la cosa giusta!